Poesie

Nei tuoi occhi ricordo

Nei tuoi occhi ricordo
le notti dell’estate,
nere e senza luna,
lungo il mare salato,
e splendore di stelle
dal cielo nero e basso.

Piaceri semplici di agosto

Agosto.
Controtramonti di pesca e zucchero,
e il sole dentro la sera
come il nocciolo in un frutto.
La pannocchia conserva intatta
la sua risata gialla e dura.
Agosto.
I bambini mangiano
pane nero e luna piena.

La tranquilla certezza della felicità

Ride su me la primavera. Tornano
le rondini, si sa. Volano via
via le parole degli amici stolti.
Ritornano, per me, ora le antiche
parole dell’amore. In te, fanciullo,
splendono. Giuocano nei tuoi passi
incerti. Ma certa in me cammina
solitaria e tranquilla la felicità.

Paesaggio

Il campo
di ulivi
s’apre e si chiude
come un ventaglio.
Sull’oliveto
c’è un cielo schiacciato
e una scura pioggia
di astri freddi.
Giunco e penombra tremano
sulla riva del fiume.
Il vento grigio s’increspa.
Gli ulivi sono carichi di grida.
Uno stormo
di uccelli prigionieri,
che muovono le lunghissime code nell’ombra.

Ci sono pittori che scrivono con le rime

Ci sono pittori che scrivono con le rime
e disegnano foreste entro cui
vanno a vivere con i loro amori.
Si contentano di un solo pensiero,
lo vestono di rubini e
credono che sia un re.
I poeti non credono alle date,
credono che la loro storia cominci
dalla presenza.

Per Giovanni Falcone

La mafia sbanda,
la mafia scolora
la mafia scommette,
la mafia giura
che l’esistenza non esiste,
che la cultura non c’è,
che l’uomo non è amico dell’uomo.
La mafia è il cavallo nero
dell’apocalisse che porta in sella
un relitto mortale,
la mafia accusa i suoi morti.
La mafia li commemora
con ciclopici funerali:
così è stato per te, Giovanni,
trsportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso.

Giorno d’estate

Chi ha fatto il mondo?
Chi ha fatto il cigno e l’orso bruno?
Chi ha fatto la cavalletta?
Questa cavalletta, intendo, quella che è saltata fuori
dall’erba,
che sta mangiandomi lo zucchero in mano,
che muove le mandibole avanti e indietro invece che in su e in giù
e si guarda attorno con i suoi occhi enormi e complicati.
Ora solleva le zampine chiare e si pulisce il muso, con cura.
Ora apre le ali di scatto e vola via.
Non so esattamente che cosa sia una preghiera;
so prestare attenzione, so cadere nell’erba,
inginocchiarmi nell’erba,
so starmene beatamente in ozio, so andare a zonzo nei prati,
è quel che oggi ho fatto tutto il giorno.
Dimmi, che altro avrei dovuto fare?
Non è vero che tutto muore prima o poi, fin troppo presto?
Dimmi, che cosa pensi di fare
della tua unica vita, selvaggia e preziosa?

Ti regalo questa luce

Ecco, guarda ti regalo questa luce, dopo la pioggia, luce lavata smarrita in un mondo annegato… Chandra Livia Candiani